Nel 1921 Mussolini fondò il partito fascista italiano che a differenza dei fasci di combattimento abbandonò completamente il carattere anti-capitalistico.
In quel tempo lo Stato liberale era in crisi e proclamò lo sciopero legalitario anche per cercare di emarginare le forze fasciste, ma Mussolini denunciò che lo sciopero era illegale e che se lo Stato non avesse fatto valere la sua autorità il fascismo gli si sarebbe sostituito.
Lo Stato sciolse quindi lo sciopero legalitario.
Mussolini però era intento a conquistare Roma a tutti i costi: dapprima tramite D’Annunzio si tenne costantemente in contatto con Nitti e poi con Luigi Facta che gli prometteva di istituzionalizzare il fascismo.
In realtà Mussolini voleva solo recuperare tempo per avanzare verso Roma. Infatti quando Facta gli propose la formazione di un governo socialista in cui sarebbero entrati a far parte 4 fascisti, Mussolini rifiutò e tenne un discorso a Napoli per esaltare la potenza fascista contro la debolezza di uno Stato ormai vecchio e logoro.
A questo punto Luigi Facta si presentò a Vittorio Emanuele III per fargli firmare lo stato d’assedio ma il re rifiutò forse perché era preoccupato per gli stretti rapporti che legavano Mussolini agli Aosta, cugini dei Savoia, o perché , molto più verosimilmente, voleva in realtà il consolidamento del fascismo.
Quando Mussolini entrò a Roma nel 1922 e si presentò al re, quest’ultimo gli concesse di formare un nuovo governo.


Category: Storia

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