Dal punto di vista filosofico, Dante si avvicina al problema dell’anima umana e alle teorie di Aristotele. Secondo Aristotele l’individuo nasce per l’azione dello sperma nel sangue della donna, di conseguenza al primo livello l’uomo è un vegetale e possiede un’anima vegetale. Al momento dell’evoluzione del feto all’anima vegetativa si affianca l’anima sensitiva. Infine quando l’individuo si è formato completamente (a partire dal livello cerebrale) Dio gli attribuisce un’anima razionale (anima vegetativa+anima sensitiva).

Lo schema aristotelico potrebbe essere così riassunto:

SALUS= anima vegetativa= vita

VENUS=anima sensitiva= sensi

VIRTUS= anima razionale= intelletto e raggiungimento della virtù.

Il “Dante filosofo” si rifà a questo schema per presentarci quattro grandi figure, ossia quelle di Bertran de Born, Arnaut Daniel, Cino da Pistoia e Giraut de Bornelh.

Bertran de Born è collocato da Dante nella “categoria” della SALUS: Bertran de Born,infatti, è l’emblema della poesia di guerra, il ché il rimanda alla sopravvivenza e di conseguenza all’anima vegetativa.

Arnaut Daniel e Cino da Pistoia sono collocanti da Dante nella “categoria” della VENUS, in quanto emblemi della poesia d’amore e dunque dell’anima sensitiva. Dante definisce Cino da Pistoia il più grande poeta d’amore, ma si tratta semplicemente di “falsa modestia” da parte di Dante, che in realtà cita Cino da Pistoia come controfigura di se stesso, definendosi “amicus eius” (“suo amico”).

Giraut de Bornelh è collocato da Dante nella categoria della VIRTUS in quanto emblema della poesia politica e delle tematiche proprie di “un’anima razionale”.

Aristotele e Dante


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